|
VISITA AL CORTINO DI FRATTA E VILLA MOCENIGO
Arrivo a Fossalta, incontro con la guida e visita al Cortino di Fratta, edificio padronale rurale di recente restaurato, divenuto sede del Museo dedicato ad Ippolito Nievo, che ambientò in questi luoghi il suo celebre romanzo Le confessioni di un italiano. Inaugurato nel 1984, il museo raccoglie gran parte delle memorie dello scrittore che prima erano raccolte nel castello di Colloredo di Montalbano, gravemente danneggiato dal sisma che colpì il Friuli nel 1976. Il materiale è esposto in due stanze, dove trovano posto un centinaio di pezzi, tra i quali un baule e dei vestiti appartenuti allo scrittore. Al centro della stanza spicca una ricostruzione del fondo marino dove giace il relitto del piroscafo “Ercole” su cui viaggiava Ippolito e naufragato nel Tirreno nel 1861, voluta da Stanislao Nievo, pronipote di Ippolito e patrocinatore della raccolta museale. Iniziata con un piccolo nucleo di cimeli giunti dal castello friulano, la raccolta consta oggi di circa un migliaio di pezzi, gran parte dei quali è di carattere bibliografico e cartaceo. Ci sono tutte le edizioni delle Confessioni, dalle prime stampate nel secolo scorso a quelle edite ai nostri giorni, fino alle traduzioni nelle principali lingue straniere. Una particolare sezione della raccolta è dedicata alle opere scritte dal Nievo prima del suo capolavoro. Nelle teche espositive Il museo “Ippolito Nievo” si può inoltre ammirare una copia originale del giornale “Il Caffè” con l’autografo dello scrittore. A completare il patrimonio documentale del museo, esiste un archivio che raccoglie ritagli di giornali e riviste che fanno del centro di Fossalta uno dei più aggiornati e interessanti istituti di studi nieviani. Breve visita all'attiguo Museo della Ceramica. Pranzo in ristorante e nel pomeriggio visita (esterno) alla Villa Mocenico per ricordare la Storia di Lucia Memmo, la bella figlia sedicenne di un grande ambasciatore della Serenissima, che viene data in sposa nel 1787 ad Alvise Mocenigo, rampollo di una delle più antiche famiglie veneziane e fondatore della "Città Ideale di Alvisopoli". La loro vita dorata finisce bruscamente quando Venezia cade nelle mani di Napoleone. In un mondo che cambia drammaticamente, Lucietta (amava essere chiamata con il suo diminutivo) ricostruisce la sua vita. Anzi, le sue vite. Attraverso la fitta corrispondenza con la sorella e numerose altre fonti primarie, vediamo i grandi eventi storici dell’era napoleonica intrecciarsi con la sua vita più intima: le pressioni fortissime per produrre un erede Mocenigo, le gravidanze difficili, la grande passione per un colonnello austriaco, la scalata sociale nella Vienna imperiale, la stressante routine come dama di compagnia alla corte di Eugenio di Beauharnais a Milano, l’amicizia con l’imperatrice Joséphine. Nel 1814 Lucietta si trova a Parigi per seguire gli studi del figlio e nel suo ricco diario, ritrovato nell’Archivio di Stato di Venezia, racconta in presa diretta la caduta dell’impero napoleonico. Di ritorno a Venezia, ormai vedova ma ancora bella, senza denari e con un gran palazzo sul Canal Grande da mandare avanti, affitta il piano nobile a Lord Byron, con il quale finisce per avere un rapporto tempestoso. Ultima vestale di un tempo irrimediabilmente perduto – Chateaubriand la chiamava «la figlia dei dogi» – Lucietta avrà anche la sua piccola parte nella nascita del mito romantico di Venezia. La storia è tratta dal romanzo scritto dal bis bis nipote Andrea di Robilant, ricostruzione storica attraverso le lettere ritrovate.
|